Val Cavalasca
12 Settembre 2010

Partenza: Diga del Lago di Luzzone (Canton Ticino, CH)
Arrivo:     Diga del Lago di Luzzone (Canton Ticino, CH)

Dislivello massimo di salita: 370 metri circa dalla partenza alla discesa verso l'Alpe Cavalasca (- 70 m.). Quindi nuova risalita fino a quota 1980 m. circa (+ 150 m. circa).

Tempo complessivo per l'intero percorso: 7 ore soste incluse
Sviluppo lineare: 10 Km.

Difficoltà: T2(EE). Nessuna difficoltà particolare. Prestare solo un po' di attenzione nel tratto in costa, leggermente aereo, fino alla discesa verso l'Alpe Cavalasca.


Commento:
L'alpe che non c'è più


La Val Cavalasca è un po' la gemella della Camadra: sale parallelamente a lei nella stessa direzione ed entrambe sono chiuse da un circo morenico. La Camadra dal Pian Geirett, la Cavalasca dal Circo del Coroi. C'è però una differenza fondamentale tra le due: la prima (specialmente nel periodo estivo) è decisamente inflazionata, in certi giorni addirittura presa d'assalto da torme di turisti ed escursionisti che, grazie al servizio delle Autolinee Bleniesi, si fanno il giro "Capanna-Capanna" dalla Scaletta alla Motterascio; la seconda, al contrario, è selvaggia e deserta e se non fosse per la presenza dell'Alpeggio (caricato a capre) dell'Alpe Cavalasca, la si potrebbe percorrere per intero senza incontrare anima viva (intendo esseri umani). La Val Cavalasca non la si raggiunge subito: occorre un'oretta di cammino lungo un comodo sentiero che parte dalla diga del Luzzone e si snoda sui ripidissimi fianchi erbosi del Pizzo Pianca, che permette di prendere subito quota ed ammirare dall'alto lo splendido scenario del lago e delle montagne di fronte, tra le quali spiccano il Torrone di Nav, il Pizzo Cassimoi, Il Pizzo Sorda, il Piz Scharboda (ed altri, chiaro , non li sto ad elencare tutti) per finire a Nord con lo splendido e maestoso Piz Terri. Ad un certo punto si attacca a scendere, e qui appare questa valle incantata in tutta la sua bellezza. Si raggiunge presto l'Alpe Cavalasca a quota 1829 m. (possibilità di acquisto di latticini e formaggi di capra, scelta vivamente consigliata) e poi ... poi si risale ad libitum lungo un sentierino che diventa sempre più esile, fino a sparire del tutto dentro una grossa frana che ha scavato una ferita profonda giù verso il fiume (il Ri di Cavalasca, che percorre la valle) partendo dalle vertiginose placconate di roccia scistosa della soprastante Cima di Sassina. E qui, purtroppo, l'escursionista medio (come lo siamo io e l'amico Gianni con me oggi) si ferma, visto che proseguire vorrebbe dire impegnarsi forse oltre le proprie possibilità su un terreno infido e pericoloso di roccia ed erba affiorante sui sassi che va su, sempre più su, per chiudersi idealmente solo sulla vetta del Piz Coroi, lo stesso che appare come una cascata di sfasciumi neri e lucidi dal Passo della Greina. Ma non si pensi che sia una scelta riduttiva, quella di fermarsi qui. Al contrario: si può raggiungere una qualunque cimetta erbosa (come abbiamo fatto noi, fermandoci poco sotto i 2000 m.) e sedersi a contemplare uno degli scenari più fantastici che la montagna ticinese offre. A me in particolare è piaciuto vedere tante montagne (come la Cima di Sassina, il Piz Marumo, il Piz Coroi) da un'altro punto di vista, opposto a quello per me ormai tanto familiare che si ha dalla Val Camadra. Se l'aspetto di queste cime è decisamente più affascinante dall'altra parte (anche se dalla Cavalasca non sfigurano affatto, anzi) devi dire che la partita tra le due valli, secondo me, la vince quella dove siamo stati oggi. Sarà magari solo per il fatto che non c'è una strada dove passano i pullman, ma devo dire che nonostante sia affezionatissimo alla Val Camadra, questa di oggi la supera. Credo però che le due si equivalessero prima che venisse costruita la strada per il Pian Geirett, questo si. Bene direte voi, e adesso che ci hai detto tutte 'ste cose ci vuoi spiegare il perché del titolo di questo commento, "L'Alpe che non c'è più"? Presto fatto. Una volta, prima degli anni 50 quando fu costruita la diga del Luzzone, la Val Cavalasca partiva da dove adesso c'è il lago o meglio, da sotto il lago. C'era al suo imbocco un'Alpe, detta Alpe Cavallo, che ora giace sommersa dalle acque e solo quando il loro livello viene abbassato, riemerge dai fondali come un fantasma a ricordo del tempo che fu, cancellata dalle esigenze umane (del resto forse legittime) di sfruttare questa zona per creare un invaso artificiale per la produzione di energia elettrica. Visto che il lago aveva reso impraticabile l'accesso alla Valle, per permettere di risalirla almeno in parte e raggiungere l'Alpe Cavalasca, posta quasi 300 m. più in alto, fu ricavata quella via che oggi noi abbiamo percorso. Chissà com'era l'Alpe Cavallo ... chissà quale scenario offriva la Val Cavalasca nella sua interezza giù giù, fino a dove ora ci sono le placide acque color smeraldo (al pomeriggio, al mattino il controluce del sole le ingrigisce molto)... Tutte domande senza risposta. Forse in rete si riesce a reperire qualche vecchia immagine, non lo so. Io ne metto qui di seguito una scattata oggi (riportata poi anche nel Diashow), presa da quota 1900 m. (quindi circa 270 m. sopra il lago), in cui si vede il luogo dove una volta c'era l'Alpe che non c'è più.

L'alpe Cavallo si trova, sotto le acque del Lago di Luzzone, proprio in corrispondenza della punta che sparisce nel lago a sinistra della stretta insenatura visibile nella foto.

Saliranno con ali come aquile.
Correranno e non si affaticheranno;
cammineranno e non si stancheranno.

Isaia, 40:31


Links ed immagini

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